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ASSOCIAZIONE  MUSICALE ORGANA

Il nostro sottofondo:
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Adagio
dalla Toccata, Adagio e Fuga BWV 564
Alessio Corti, organo
(live del concerto del 11 ottobre 2018)
organo Zanin(2008) della Basilica di S.Babila

CONCERTI, REGISTRAZIONI, AUDIO E DIDATTICA

La nota del giorno

“La musica di Bach trasforma in un tempio qualsiasi luogo ove sia eseguita”

 

Felix Mendelssohn, 1809-1847

Sotto la lente

Nel 335° genetliaco di Johann Sebastian Bach: 

 

21 Marzo 2020. Oggi è il Suo compleanno. 

Trecentotrentacinque primavere sono trascorse dalla registrazione degli archivi di Eisenach, sua città natale nel cuore della Germania. Volendo essere pignoli il giorno esatto dell'anniversario cadrebbe dieci giorni più avanti, ovvero il 31 marzo, dato che da quelle parti non era ancora stato introdotto il calendario gregoriano...Ma a noi piace l'idea di rimanere fedeli all' autografo, che indicava come nascita 21 marzo 1685.

Terza parte della Clavier-Übung

di Wilhelm Krumbach

Kyrie, Gott heiliger Geist_BWV 671Alessio Corti
00:00 / 05:03
Vater unser im Himmelreich_BWV 682Alessio Corti
00:00 / 07:23
Naumburg, Chiesa di St.Wenzel - l'organo Hildebrandt, 1746
Jesus Christus, unser Heiland_BWV 688Alessio Corti
00:00 / 04:12

Rappresentazione terrena dei “cori celesti”

 

L’ultima produzione di Bach, questo gruppo di composizioni che egli grazie alla pubblicazione ha messo in risalto come opera absoluta et perfecta rispetto al resto, si apre con la Prima parte della Clavier-Übung, la serie di sei grandi partite che a partire dal 1726 pubblicò di anno in anno e, nel 1731, raccolse come opus I e che fece all’epoca grande sensazione nel mondo musicale: “non si erano mai viste né sentite composizioni clavicembalistiche così perfette” (J.N.Forkel). E infatti costituiscono il panorama più ampio, completo e grandioso che si possa immaginare sull’originaria arte della suite clavicembalistica (di tradizione tedesca). La seconda parte della Clavier-Übung (1735) assimila, con il Concerto Italiano e l’Ouverture nach Französischer Art, le forme centrali della musica strumentale non tedesca, il cocerto grosso vivaldiano e l’ouverture d’opera alla Lully, allo strumento con tastiera che, in questo caso, viene espressamente dichiarato essere il clavicembalo (mentre la Prima parte lascia aperta la scelta del clavicordo, che all’epoca poteva essere indicato dal termine Clavier). Anche la Quarta parte (1742) è espressamente destinata al clavicembalo: nelle Variazioni Goldberg Bach ha analizzato esaurientemente l’art della variazione clavicembalistica. Il fatto che egli, come Terza parte, includa sotto il titolo di Clavier-Übung una serie di opere organistiche, non è inconsueto per un’epoca in cui il termine Clavier era impiegato soprattutto nel suo più ampio significato di “qualsiasi strumento suonato mediante tastiera”. Anche in seguito l’organo e il clavicembalo rimangono al centro della sua attività, con i corali Schübler e le Variazioni Canoniche (pubblicati), i Diciotto corali di Lipsia e la seconda parte del Clavicembalo ben temperato (preparati per la stampa), e l’Offerta Musicale (che derivò da una improvvisazione al fortepiano).

Forse che per Bach, questo concentrarsi sul clavicembalo non è altro che la dimostrazione di una predilezione per lo strumento con il quale, grazie al dominio virtuosistico delle possibilità dello strumento stesso, poté far conoscere le straordinarie capacità espressive della sua bravura? Certamente no. Lo strumento a tastiera era per l’epoca istromento perfetto per eccellenza; il clavicembalo dunque che, originatosi dal monocordo, preparò il sistema spirituale della ars musica, grazie alle proporzioni fisse del suo temperamento, come ordo matematico; l’organo a maggior ragione, in quanto “esso soltanto possiede e comprende in sé tutti gli altri strumenti della musica grandi e piccoli, comunque si chiamino, e presenta una combinazione artistica, potente e ben formata di tutti i pezzi e membri” (M.Praetorius); in forza della sua stessa disposizione l’organo poteva essere considerato all’epoca come rappresentazione terrena dei “cori celesti”, nella quale il fare musica terreno, ispirato al servizio del numero e della parola, vedeva simboleggiato il suo obiettivo.

Sotto tale aspetto naturalmente la concentrazione sul clavicembalo e sull’organo, così accentuata nelle ultime opere di Bach, non è rinuncia, da un lato, alla pienezza cromatica e alla sensibilità dello strumentario barocco ampiamente organizzato, né dall’altro al vincolo diretto con il testo e alla sua stessa forza espressiva; al contrario, vengono conservati ed elevati, in questo strumentalismo e questa vocalità, molta più spiritualizzazione, sistematizzazione, razionalizzazione, astrazione. Uno spirito del suonare e del parlare (del parlare tedesco, per essere più precisi) è entrato nella musica; in un nuovo modo ora la musica strumentale è parlante, è diventata un accento musicale assoluto. E proprio nelle elaborazioni corali di Bach si dimostrerà come questa strumentalizzazione della musica ora permetta alla composizione di racchiudere in sé tutte le fasi precedenti della musica occidentale.

Ma anche la seconda parte di questo titolo composto da due parole e usato tradizionalmente per opere di tal genere (per esempio da Johann Kuhnau nel 1695 e da Vincent Lübeck nel 1728)), anche Übung appunto, merita un chiarimento. Sin dai tempi antichi, i giorni dei Fundamenta organisandi all’inizio della diffusione scritta della musica organistica in Germania, Übung è stato exercitium della via specifica (via ludendi) che, sia come addestramento sia come pratica, la musica instrumentalis, intesa come esclusivo livello (più abituale e perciò più ampio) della speculazione, percorre. Exercitium sta per exemplum, semplice modello introduttivo ma anche capolavoro esemplare. Tali capolavori, che rappresentano definitivamente tutte le possibilità della musica per strumenti a tastiera, Bach volle sottoporli alla “comprensione” delle dita e dello spirito dei suoi accorti contemporanei. Tuttavia questo concetto acquista profondità grazie al parallelismo con la celebre definizione leibniziana della musica: “Musica est exercitium arithmeticae occultum nascientis se numerare animi”. Anche questo aspetto deve sempre essere tenuto in considerazione sullo sfondo.

Questa musica assolutizza per lo istromento perfetto e facente parte dell’ultima produzione bachiana, e in particolar modo questa organistica Terza parte della Clavier-Übung, non ha più nulla in comune con la tecnica musicale artigianale dei contemporanei (così come la si trova, per esempio, nei rispettabilissimi corali per organo di J.G.Walther). Fin nel più minuto dettaglio di un abbellimento, di un color, tale musica è strettamente preordinata e impregnata con profondità di senso dalle leggi del testo e del numero, grandi coordinate della ars musica; essa reca un altissimo significato ed è a sua volta in grado di esprimerlo. La musica strumentale è finalmente passata in primo piano, davanti a quella vocale; il suo primato si fonda sulla comprensione nuova ma conseguente delle antiche regole e tradizioni, che d’ora in poi resteranno immutate nella musica, fino ai nostri giorni. Così Bach non ha soltanto completato e concluso la musica dell’Evo Medio: al tempo stesso ha inaugurato la grande epoca della musica strumentale assoluta.

Estratti audio dal concerto del 28 Marzo 1991 sull'organo Ahrend della Basilica di
San Simpliciano, Milano.
All'organo, il Maestro Alessio Corti.
Registrazione a cura di Edoardo Lambertenghi.

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